DI CHE COSA STIAMO PARLANDO?

Strumento di giudizio di Diesse

E per finire, tre opinioni sul “maestro unico”:

DI CHE COSA STIAMO PARLANDO?

Per cominciare, qualche dato:

 

Italia

Unione Europea

rapporto insegnanti/alunni

primaria                      10,7

secondaria                  10.7

            14.5

            11.9

alunni per classe

primaria                      18.4

secondaria                  21

            20.2

            22.7

ore annue di lezione per studente

primaria                      990-1023

secondaria                  1089

            800-844

            932-977

ore annue di cattedra per insegnante

primaria                      735

secondaria I grado     601

secondaria II grado    601

            806

            669

            630

spesa annua per studente

(calcolata in dollari USA, a parità di potere d’acquisto)

primaria                      6.835

secondaria I grado     7.599

secondaria II grado    7.682

            6.055

            7.462

            7.864

NB: tutti i dati sono tratti dalle indagini PISA – Education at a glance, un programma internazionale che dal 1998 rileva i dati più significativi dei sistemi di istruzione dei principali Paesi del mondo (attualmente al programma PISA partecipano 57 Paesi). Per chi fosse interessato a verificare e approfondire, i dati sono disponibili all’indirizzo http://www.oecd.org/document/9/0,3343,en_2649_39263238_41266761_1_1_1_1,00.html.

Per proseguire, qualche riflessione in merito, estratta dal Quaderno bianco sulla scuola, pubblicato nel settembre 2007 a cura dei ministri dell’Istruzione e dell’Economia del governo Prodi Fioroni e Padoa-Schioppa (consultabile all’indirizzo http://www.edscuola.it/archivio/norme/pro­grammi/quaderno_bianco_2007.pdf):

“L’elemento dominante della maggior spesa pubblica per studente della scuola italiana si conferma dunque il rapporto insegnanti/studenti.

Nel caso della scuola primaria si osserva che l’eccesso di circa il 60 per cento è spiegato: a) per circa la metà dal maggior impegno orario degli studenti; b) per circa un quinto dal minor impegno orario degli insegnanti; c) per meno di un terzo dalla minore dimensione delle classi.

Per quanto riguarda la dimensione delle classi, si osserva un forte squilibrio verso la piccola dimensione.

La combinazione di questo dato [la spesa per studente, ndr] con gli insoddisfacenti esiti qualitativi indica che esiste un serio problema di allocazione delle risorse finanziarie.

Si riflettono in questo valore (…) orari curricolari eccessivi in alcuni indirizzi della scuola secondaria superiore. (…) Si è assunto in particolare che siano effettivamente attuati – e questa è la prima raccomandazione del Quaderno – i provvedimenti di riduzione del monte ore per tecnici e professionali e di riassorbimento delle compresenze per la lingua inglese nella scuola primaria, con un impatto complessivo valutabile in circa -0.4 punti del rapporto insegnanti/100 studenti entro i prossimi cinque anni.

Una diminuzione di un punto nel rapporto insegnanti/studenti (…) determina una riduzione di circa 70mila unità nel fabbisogno insegnanti.

Nella determinazione dell’organico si è sedimentato un “metodo contrattuale” che è fonte di opacità e tensioni. È evidente che siamo in presenza di un’organizzazione decisamente migliorabile.

Molteplici aspetti dell’organizzazione del lavoro e della carriera degli insegnanti sono difformi, poi, dai requisiti che, anche in base alle evidenze internazionali, appaiono più favorevoli a promuovere impegno, motivazione e efficacia nell’insegnamento. A una retribuzione media modesta si accompagna una progressione retributiva assai lenta e l’assenza di legami della retribuzione con i risultati ottenuti”.


Per completezza di informazione:

-              nel DL 137/08 – il cosiddetto “decreto Gelmini”  attualmente in discussione al Senato - non si parla da nessuna parte di “licenziamenti”, come sbandierato dai suoi avversari, bensì di quella stessa “riduzione” già auspicata o vanamente tentata dai predecessori, da realizzarsi esclusivamente utilizzando i pensionamenti; riduzione che è condizione imprescindibile per qualsiasi ulteriore discorso sull’uso delle risorse, eventualmente anche per aumentare le retribuzioni degli insegnanti, magari non come sempre in modo indiscriminato, ma anche tenendo conto (come dice, sia pur fra mille contorsioni, lo stesso Quaderno bianco) dell’efficacia della loro azione;

-              nel medesimo decreto, dopo aver stabilito l’introduzione nella scuola primaria di “classi affidate a un unico insegnante e con orario di ventiquattro ore settimanali”, si precisa che “nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola”, prevedendo il mantenimento degli attuali orari di 27, di 30 e di 40 ore, per i quali “si conferma l’organico del 2008/2009 e l’eventuale ampliamento in funzione delle economie e delle richieste delle famiglie”;

-              neanche a noi piace che un ministro, secondo la secolare tradizione dello Stato educatore, decida qual è il modello pedagogico (un maestro, due, tre…) migliore per tutti: ci batteremo perché nei regolamenti attuativi, ferma restando la possibilità di un tempo-scuola di 24 ore, sia lasciata ampia autonomia alle singole istituzioni scolastiche di decidere se affidare questa opzione a un insegnante unico, a un insegnante prevalente o a più insegnanti; saranno i fatti a mostrare quali soluzioni saranno più efficaci, e saranno le famiglie a decidere, democraticamente, scegliendo l’una piuttosto che l’altra.

E, per finire, tre opinioni sul “maestro unico” apparse di recente su un importante quotidiano nazionale, non certo sospettabile di simpatie per il governo Berlusconi e il ministro Gelmini:

«La prima e decisiva formazione civile era l'opera delle maestre. Erano loro a insegnare a leggere e scrivere, a fare le operazioni, a dire le preghiere, a stare seduti e alzarsi in piedi. Il tramonto delle maestre può essere salutato come un capitolo dell'emancipazione femminile. Ma quando l'antica maestra intera si scisse nelle tre maestre per due classi, per ragioni sindacali contro il crollo demografico, si minò un pilastro della nostra convivenza». Adriano Sofri, Repubblica, 3 giugno 2008, pag. 1.

«La figura della maestra campeggia nella nostra memoria come un totem sacro, è l'asse attorno al quale ha girato la nostra infanzia, fu la solenne e dolce depositaria di ogni sapere, quella che ci ha insegnato gli affluenti del Po e le divisioni a tre cifre, le Guerre Puniche e le poesie di Pascoli, ci ha aiutato a crescere nella pace di un tempo immobile e fecondo. (...) L'infanzia ha bisogno di certezze (...) se l'amata maestra dopo quattro anni scompare, allora tutto può svanire. Poi qualcuno ha deciso che la maestra doveva moltiplicarsi e da una è diventata tre, e tre maestre sono diventate un viavai di volti, abbondanza e confusione, e forse qualcosa si è guadagnato e di sicuro qualcosa si è perso». Marco Lodoli, Repubblica, 27 maggio 2008.

«Le elementari, fiore all'occhiello del nostro sistema educativo, sono finite sotto l'accetta della ministra Gelmini, che per rispettare le esigenze di risparmio non ha immaginato nient'altro che la maestra unica: come dire suicidiamoci per consumare meno ossigeno». Marco Lodoli, Repubblica, 16 settembre 2008.

Se è legittima una pluralità di opinioni all’interno dello stesso giornale, e perfino della stessa persona, sarà legittima anche all’interno del Paese…

In conclusione: scioperare, è ovvio, si può; basta sapere per che cosa…

 

 

 

29 ottobre 2008

 

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