Gli interventi formativi

 

2 Gli interventi formativi

2.1 Il profilo

In generale tutti gli interventi formativi nell’ambito dell’Istruzione e Formazione Professionale, della formazione professionale superiore, della formazione continua e permanente e della formazione per apprendisti, fanno riferimento o hanno come obiettivo dei profili professionali .

Gli interventi della formazione professionale si caratterizzano infatti in modo essenziale perché permettono a coloro che ne usufruiscono di acquisire competenze chiave di specifici profili professionali e tutta la formazione fornita è in qualche modo finalizzata e condizionata a questa acquisizione.


APPROFONDIMENTI

In particolare, mentre la formazione continua e permanente, così come quella per gli apprendisti è maggiormente incentrata su specifiche mansioni, compiti e funzioni di un profilo, gli interventi formativi di Istruzione e Formazione professionale e di formazione professionale superiore fanno riferimento a profili professionali nel loro complesso

In ogni caso il riferimento principale per la definizione degli obiettivi, dei contenuti e dei percorsi formativi è costituito dalle competenze professionali fondamentali connesse con il profilo professionale obiettivo della formazione.

Queste ultime competenze fondamentali potrebbero essere definite competenze chiave

Il profilo professionale può essere definito come un complesso di attività lavorative concrete, unitario rispetto ad un PROCESSO LAVORATIVO, caratterizzato da un insieme di COMPETENZE CHIAVE.

L’elemento centrale per definire i profili professionali è dato dalle COMPETENZE CHIAVE

Nel caso dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale il riferimento al profilo professionale non è solo relativo all’acquisizione delle competenze professionali proprie di esso, ma anche volto ad utilizzare quest’ultima come punto di aggregazione di saperi, conoscenze e abilità finalizzate a una più generale crescita della persona.

La competenza chiave è una capacità contestualizzata, essenziale per il profilo professionale, in cui sono riconoscibili più aspetti afferenti agli ambiti operativi, cognitivi, comportamentali, relazionali del lavoratore impegnato in quello specifico segmento del processo lavorativo.


2.2 Gli Obiettivi Specifici di Apprendimento (O.S.A.)

Le competenze chiave di ogni profilo professionale determinando l’obiettivo che la formazione si prefigge, incidono sulla individuazione degli obiettivi specifici di ogni indirizzo e di ogni segmento dei percorsi formativi.

Gli obiettivi specifici di apprendimento (O.S.A.) riguardano gli allievi frequentanti un determinato percorso di Istruzione e Formazione Professionale e sono riferiti a specifici step del percorso formativo, all’età specifica degli allievi e agli specifici livelli del processo di apprendimento degli allievi.

Gli O.S.A. esplicitano le competenze e le abilità connesse alle competenze professionali e contemporaneamente mostrano i passaggi del percorso formativo ad esse finalizzato nel suo svolgersi nel tempo.

Nei percorsi in Diritto Dovere di Istruzione e Formazione Professionale gli O.S.A. sono altresì connessi con gli Standard Formativi Minimi (S.F.M.) derivanti dal Profilo Educativo Culturale e Professionale (P.E.Cu.P.) della scuola secondaria.

In ogni caso gli O.S.A. costituiscono degli obiettivi, mentre il concreto percorso per il loro raggiungimento deve essere determinato dai soggetti (Istituti scolastici e C.F.P.) che gestiscono gli interventi formativi


2.3 Le tipologie corsuali

2.3.1 Percorsi in Diritto Dovere di Istruzione e Formazione

La legge 53/2003 istituisce, all’interno del ciclo secondario della scuola, due sistemi, denominati l’uno di Istruzione e l’altro di Istruzione e Formazione professionale. I percorsi del sistema di Istruzione e Formazione Professionale sono caratterizzati dalla terminalità professionale , dalla struttura a “uscite” successive (primo triennio con la qualifica, IV°anno con il diploma; anno con la possibilità di accesso all’esame di stato o la prosecuzione nel sistema di Formazione Superiore), dalla finalizzazione alla formazione di uno specifico e riconoscibile profilo professionale e dalla connessione con il P.E.Cu.P. della scuola secondaria .

Attualmente si possono progettare e gestire percorsi in Diritto Dovere di Istruzione e Formazione riferiti a un repertorio di profili professionali definito dalle Regioni .

I percorsi di Istruzione e Formazione Professionale possono essere gestiti sia da C.F.P. sia da Istituti Professionali.

I percorsi gestiti dai C.F.P. possono essere finanziati da fondi pubblici (e quindi essere gratuiti per gli allievi) ovvero possono prevedere un contributo delle famiglie o di terzi per la loro realizzazione. In ogni caso devono essere autorizzati dall’ente pubblico di competenza.


APPROFONDIMENTI

La terminalità professionale è la caratteristica per cui tutte le articolazioni del percorso di Istruzione e Formazione, (primo triennio, IV anno, segmento della formazione superiore) si concludono con una certificazione di competenze che permettono l’effettivo inserimento professionale in specifici profili. I percorsi di Istruzione e Formazione Professionali, quindi, pur preparando l’allievo alla prosecuzione degli studi, permettono ad ogni snodo essenziale l’opzione tra la prosecuzione e l’ingrasso qualificato nel mondo del lavoro.

I percorsi in Diritto Dovere di Istruzione e Formazione prevedono necessariamente diverse possibilità di uscita corrispondenti a diversi gradi di preparazione e professionalizzazione. L’uscita dopo il triennio (qualifica professionale) corrisponde a un livello professionale operativo e a figure professionali caratterizzate da capacità di utilizzo di tecniche in termini sostanzialmente esecutivi. L’uscita dopo il IV anno (diploma tecnico) corrisponde a un livello professionale in cui, oltre alla operatività, sia prevista anche la possibilità di opzioni e decisioni in merito a specifiche attività professionali. Questo livello corrisponde a figure professionali tecniche, nell’attività delle quali sono riscontrabili scelte di tipo tecnico e/o gestionale, relazione con il pubblico e/o il cliente, etc.

L’uscita dopo i percorsi di Formazione Superiore corrisponde al livello professionale di figure in grado di utilizzare autonomamente le tecniche di cui sono in possesso, di decidere su profili di tipo organizzativo e gestionale, di curare il rapporto con il cliente, di collaborare alla gestione di equipe professionali.

La corrispondenza a diversi livelli professionali non deve far dimenticare che il percorso di istruzione e formazione deve essere progettato e realizzato in vista del profilo professionale più alto, rispetto al quale i livelli inferiori sono snodi operativi riconoscibili e corrispondono a momenti significativi dell’esperienza professionale traguardo. Per esemplificare possiamo dire che se il profilo professionale traguardo è quello di manager alberghiero; per raggiungere questo profilo si passa attraverso step intermedi (operatore della reception; tecnico dell’ufficio commerciale, etc) che corrispondono a figure professionali riconoscibili e in ogni caso spendibili in un concreto contesto lavorativo.

Il percorso completo di Istruzione e Formazione Professionale (5/6 anni) non deve essere pensato quindi come la giustapposizione successiva di diverse figure professionali, né come un percorso con un crescente grado di specializzazione operativa, ma come l’approfondimento, a partire da ruoli lavorativi concreti, delle potenzialità formative, educative e culturali di una esperienza professionale concreta.

Il percorso di Istruzione e Formazione avrà quindi un andamento didattico che si connette alla struttura delle uscite professionali qui illustrata, e che dovrà essere pensato a partire dal concreto (corrispondente a ciò che è richiesto a figure professionali operative) per arrivare a livelli crescenti di generalizzazione e di teoria, basati su un’esperienza professionale riconoscibile.

Il IV anno dovrà avere, anche dal punto di vista dell’organizzazione didattica, la funzione di un salto di qualità sia nei contenuti affrontati, sia nelle modalità di approccio al lavoro didattico; salto di qualità richiesto dalla differente ricchezza professionale della figura obiettivo.

Il segmento finale avrà la funzione di fornire le basi teoretiche, oltre che ad arricchire le capacità operative, all’esperienza professionale tecnica maturata dall’allievo.

In questo senso la connessione con il P.E.Cu.P. della scuola secondaria permette la necessaria tensione allo sviluppo non solo delle competenze immediatamente richieste al profilo professionale, ma anche di tutte le potenzialità culturali insite nell’esperienza professionale che diventa così lo strumento e il mezzo di tutta la formazione prevista nei percorsi in D.D.I.F.

Le diverse regioni stanno elaborando dei Repertori di figure professionali che potranno essere prese come obiettivo dei percorsi in D.D.I.F.

I Repertori evidenziano, per ogni profilo professionale, le competenze chiave e i ruoli che vengono ricoperti, le conoscenze e le abilità richieste, gli obiettivi specifici di apprendimento (O.S.A.), e costituiscono quindi un riferimento importante per la progettazione e la realizzazione dell’attività didattica

In generale è possibile riscontrare che questi repertori nascono come raccolta delle figure professionali già oggetto di percorsi di formazione e sono quindi incentrati su figure professionali operative.


2.3.2 I Corsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (I.F.T.S.)

I corsi di Istruzione e Formazione Tecnica Superiore (I.F.T.S.) costituiscono ad oggi il riferimento per la costruzione del segmento terminale dei percorsi di Istruzione e Formazione professionale.

I progetti I.F.T.S. sono gestiti necessariamente da raggruppamenti di soggetti formativi e aziendali (A.T.S. formati da Enti di formazione, Scuole, Università, aziende) e possono essere di durata annuale o biennale.

Questi percorsi sono finalizzati alla preparazione di profili professionali corrispondenti a tecnici intermedi (IV° livello europeo), cioè di lavoratori in possesso di un bagaglio tecnico operativo e gestionale tale da renderli in grado di operare in autonomia, di collaborare alla gestione di gruppi di lavoro e di avere autonomo contatto con il pubblico/cliente. La progettazione degli I.F.T.S. è attualmente connessa a un repertorio di figure professionali definite in sede regionale, delle quali è disponibile anche una definizione delle aree didattiche necessarie e delle competenze ad esse connesse

La preparazione prevista dai percorsi I.F.T.S. non è solo di tipo professionale ma prevede anche l’acquisizione di crediti formativi universitari (C.F.U.), spendibili presso gli Atenei partner del progetto, in numero e con le modalità decisi all’interno dell’A.T.S.


APPROFONDIMENTI

I percorsi I.F.T.S. hanno avuto in origine una funzione diversa da quella di concludere un possibile percorso di Istruzione e Formazione Professionale, in quanto si proponevano lo scopo di preparare risorse umane qualificate su figure professionali particolari, a seconda delle necessità riscontrate da significative realtà espressione del mondo dell’impresa o più in generale del lavoro. La loro struttura è stata dunque maggiormente adattata per perseguire scopi di adeguamento della preparazione di giovani diplomati alle esigenze dell’impresa rilevate nel breve periodo.

L’attuale creazione di repertori regionali di profili professionali in esito dei percorsi I.F.T.S. è un processo che avviene il più delle volte indipendentemente dalla definizione dei profili professionali dei percorsi in Diritto Dovere di Istruzione e Formazione. Da un lato quindi si ha una offerta di profili professionali I.F.T.S. che si sta stabilizzando – sia in termini di figure professionali sia in termini di contenuti formativi – ma dall’altro questi profili sono solo parzialmente riconducibili ai percorsi in D.D.I.F. per i quali dovrebbero costituire il modello di biennio terminale.

E’ auspicabile una doppia struttura per i futuri I.F.T.S.: da un lato corsi brevi (un anno) molto specialistici e molto finalizzati a rispondere a specifiche esigenze aziendali; dall’altro percorsi più lunghi (uno o meglio due anni), progettati di comune accordo con aziende e università, strettamente connessi con percorsi e indirizzi dell’Istruzione e Formazione Professionale in Diritto Dovere.


2.3.3 I Corsi non ordinamentali

2.3.3.1 Corsi di specializzazione post – qualifica

Parallelamente ai percorsi di Istruzione e Formazione Professionale i C.F.P. possono realizzare dei corsi annuali di specializzazione post-qualifica.

Questi corsi hanno semplicemente lo scopo di fornire conoscenze e abilità di tipo specialistico ulteriori rispetto a quelle gia acquisite con la qualifica.

La loro finalità è esclusivamente quella di permettere un più facile e veloce inserimento professionale, in mansioni operative maggiormente specializzate o settoriali della qualifica di riferimento.

Sono corsi di breve durata (normalmente 400/600 ore) e fortemente caratterizzati da moduli tecnici e professionali e da tirocini finalizzati all’inserimento professionale.

La progettazione di questi corsi assume particolare valore laddove si instauri un rapporto di collaborazione con aziende interessate ad assumere giovani per la mansione specifica.


2.3.3.2 I Larsa

I laboratori di recupero e sviluppo apprendimento (La.R.S.A.) costituiscono percorsi di integrazione tra Formazione professionale e Istruzione scolastica superiore, volta a rafforzare le competenze degli allievi della scuola con attività di laboratorio incentrate sulle aree tecnico professionali.

Si tratta in sostanza di progettare laboratori tecnici o professionali che permettano agli studenti di affrontare questioni e temi propri delle aree scolastiche tecnico-professionali in chiave operativa. In questo modo si può ottenere da un lato il recupero di obiettivi motivazionali e di apprendimento non raggiunti a scuola e dall’altro l’approfondimento, l’esperienza operativa e il consolidamento degli obiettivi.

I La.R.S.A. possono essere utilizzati inoltre per realizzare anche moduli didattici di recupero e/o sostegno nelle varie discipline e per la realizzazione di “passerelle” tra Istituti.


2.3.3.3 Corsi annuali di recupero drop out scolastico

Al fine di favorire il recupero di situazioni di potenziale disagio sociale che può originarsi dall’abbandono scolastico possono essere progettati e realizzati corsi annuali finalizzati all’acquisizione di una qualifica professionale da spendere nella ricerca di occupazione. Possono partecipare a questi corsi giovani che abbiano frequentato e abbandonato percorsi scolastici superiori.

Con la riforma della scuola questi corsi annuali non ordinamentali non hanno cessato la loro funzione in quanto rispondono a bisogni di particolare disagio a cui anche il percorso ordinamentale non trova adeguate risposte.


2.3.3.4 Orientamento

L’ orientamento fa parte delle attività tipiche gestite dagli Enti di formazione professionale. L’accreditamento per l’attività di orientamento è differente da quello per l’attività di formazione in D.D.I.F. e per quella superiore, e può essere aggiunto ad essi.

Le attività di orientamento possono essere momenti di colloquio o didattica individualizzata, oppure brevi percorsi di formazione orientativa finalizzata a fornire competenze immediatamente spendibili sul lavoro, di cui il candidato sia sprovvisto, e competenze di ricerca attiva del lavoro.

L’orientamento può essere rivolto a studenti e a adulti in difficoltà lavorativa


2.3.4. Corsi per Apprendistato

Da sempre l’apprendistato è un rapporto professionale in cui il giovane, in cambio del proprio lavoro, riceve sia la retribuzione sia la formazione che serve a qualificarlo per la mansione che sta svolgendo e per la quale si sta preparando (che potremmo chiamare mansione o figura professionale obiettivo).

Da quando l’apprendistato è stato regolamentato dalla legge (per considerare solo il dopoguerra a partire dal Decreto del Presidente della Repubblica 1668 del 1956) è sempre stata prevista sia la formazione interna (cioè fornita direttamente dal datore di lavoro) sia la formazione esterna (cioè quella erogata da enti, scuole o centri esterni all’azienda).

La normativa ha sempre determinato la misura minima di formazione esterna che ogni giovane deve ricevere, pena la perdita, da parte del datore di lavoro, dei rilevanti vantaggi contributivi dell’apprendistato.

Le più recenti normative hanno affidato agli enti accreditati una parte rilevante della formazione esterna degli apprendisti, grazie ai fondi appositamente messi a disposizione da Regioni e Province

La normativa di riferimento attualmente vigente è costituita dal Decreto Legislativo 276/03 (c.d. “legge Biagi”) dall’articolo 47 all’articolo 53 e alcuni Decreti del Ministro del Lavoro precedenti ma ancora in vigore in quanto compatibili (D.M. 20 maggio 1999, 179 e D.M. 16 maggio 2001, 152)

2.3.4.1 Apprendistato in Diritto Dovere di Istruzione e Formazione

L’Apprendistato in Diritto Dovere di Istruzione e Formazione ha due funzioni: facilita l’inserimento professionale regolare di giovani di età compresa tra i 15 e i 18 anni e permette loro di conseguire una qualifica assolvendo così il Diritto Dovere di Istruzione e Formazione previsto dalla legge 53 del 2003 . Il rapporto di lavoro di apprendistato in DDIF è regolato dalla legge 276 del 2003.

La normativa prevede almeno 240 ore di formazione esterna, di cui 120 dedicate all’acquisizione di competenze culturali generali (riferimento normativo D.M. 152/2001) e 120 di competenze professionali specifiche e trasversali (riferimento D.M. 179 /1999).

Questi interventi possono avere una forte valenza di rimotivazione sia al lavoro che allo studio per giovani che hanno optato per il lavoro solo come mera alternativa all’abbandono scolastico.

Una delle modalità di progettazione didattica maggiormente funzionale è la finalizzazione di tutta la formazione alla realizzazione di un capolavoro per la realizzazione del quale sono necessarie sia competenze professionali sia competenze “culturali”. Spesso questi percorsi formativi, se realizzati da una pluralità di soggetti significativi su un territorio possono concludersi con momenti in cui il capolavoro sia presentato pubblicamente.


1.3.4.2 L’apprendistato professionalizzante

L’apprendistato professionalizzante è previsto all’art. 49 della legge 276/2003 e prevede l’inserimento lavorativo di giovani di età compresa tra 18 e 29 anni con contratti di lavoro che prevedono almeno 120 ore di formazione all’anno.

Questa formazione è incentrata su competenze di base e tecnico professionali La normativa specifica di riferimento è quella prevista dal Decreto del Ministro del Lavoro 179 /1999.

Attualmente viene sperimentato un sistema in cui la formazione potrà essere gestita sia da enti di formazione esterna sia dagli stessi datori di lavoro, a condizione che sia formazione formale, cioè svolta con modalità d’aula o laboratorio e certificabile.

I riferimenti operativi più interessanti per la sperimentazione sono gli Enti Bilaterali Territoriali dei vari settori e comparti.

Sempre nell’ambito della sperimentazione, le Regioni definiranno un repertorio di profili formativi cui faranno riferimento i vari percorsi di formazione pluriennale.


2.3.4.3 Apprendistato in alta formazione

La legge 276/2003 prevede una ulteriore forma di apprendistato, finalizzata sia alla professionalizzazione dei giovani lavoratori, sia alla acquisizione di crediti spendibili nei percorsi di formazione: l’apprendistato in alta formazione.

L’articolo 50 della legge 276/2003 prevede che per apprendisti in possesso di diploma o laurea vengano approntati percorsi formativi che permettano l’acquisizione di titoli di alta formazione o il rilascio di un certo numero di crediti universitari.

In sostanza, la formazione ricevuta in azienda e quella avuta da soggetti esterni (ATS tra aziende, università, enti di formazione, scuole superiori, etc) per l’apprendista ha il valore di un corso I.F.T.S. o di un master universitario, oltre ovviamente a fornirgli le competenze per poter svolgere al meglio la propria mansione.

Attualmente le Regioni stanno sperimentando questi percorsi innovativi di I.F.T.S. e di master che necessitano di un rapporto e di una connessione molto approfondite tra formazione aziendale e formazione esterna, e tra modalità di apprendimento tipiche dell’esperienza di lavoro e didattica formale, scolastica o universitaria.

I corsi per apprendisti in alta formazione sono biennali o triennali e hanno durata di 400 ore di formazione esterna e di 150 ore di formazione interna a cura dell’azienda.


1.3.5      Formazione per adulti

La formazione professionale di lavoratori adulti ha caratteristiche diverse rispetto alla formazione di adolescenti e giovani, sia inoccupati che occupati. In quest’ultimo caso infatti la preparazione professionale non è mai finalizzata solo all’inserimento lavorativo, ma ha anche sempre una esplicita valenza educativa e di accrescimento culturale.

La formazione per adulti è invece per sua natura fortemente orientata alla implementazione delle capacità operative del lavoratore, in vista di un suo inserimento, di un suo rafforzamento o d’altra parte di una migliore efficacia del suo lavoro nell’organizzazione aziendale presso la quale opera.

Occorre ricordare come anche occasioni di questo genere possano essere in realtà momenti di crescita della persona non solo sotto il profilo operativo, ma anche rispetto alla propria autostima, alla propria situazione sociale e personale, alla propria preparazione culturale.

Possiamo distinguere tre tipi di formazione per adulti: la formazione post – obbligo, la formazione continua per lavoratori occupati, la formazione permanente per gli adulti (anche a domanda individuale)


2.3.5.1 Formazione post obbligo

La formazione post- obbligo è una attività rivolta a persone adulte disoccupate in possesso del solo obbligo scolastico e di solito è finalizzata alla acquisizione delle competenze corrispondenti a profili professionali operativi c.d. “normati”, come ad esempio l’Operatore Socio Sanitario (O.S.S.) .

Le norme che regolano il profilo professionale determinano anche le caratteristiche della formazione da erogare, sia in termini di durata che di contenuti: la progettazione e l’organizzazione dell’intervento si concentrano quindi in particolare sulla didattica, sul rapporto con enti esterni e aziende e sull’orientamento e la rimotivazione degli utenti.

A questo proposito uno degli aspetti più rilevanti di questi interventi è la valorizzazione dei contenuti culturali delle aree formative tecnico professionali, che, soprattutto dove il profilo professionale sia inseribile nei servizi alla persona, permettono di rielaborare l’esperienza personale degli utenti e di incrementare il loro bagaglio umano e culturale.

I profili professionali oggetto di questi interventi sono normalmente molto richiesti sul mercato del lavoro, in modo da favorire il più possibile il veloce ingresso / reingresso professionale di persone in difficoltà.


Approfondimento OSS

L’Operatore Socio Sanitario è una figura professionale che può operare sia in strutture ospedaliere sia in strutture sociali di vario genere (case di riposo, residenze socio assistenziali, day hospital, servizi domiciliari, etc). Le sue mansioni sono di tipo assistenziale (si occupa della cura e dell’igiene della persona ricoverata o assistita), relazionali (partecipa a momenti di animazione, ha un minimo di rapporti con le famiglie, ha costante rapporto con l’assistito) e sanitari (con medici e infermieri collabora alla somministrazione delle cure, etc). E’ una figura professionale riconosciuta su tutto il territorio nazionale.

La formazione relativa all’O.S.S. ha avuto e ha tuttora una grande importanza sia dal punto di vista della riqualificazione e dell’accreditamento delle strutture socio assistenziali sia come occasione di crescita personale e di miglioramento sociale e professionale per molti adulti, spesso non più giovani, stranieri o donne al rientro nel mondo del lavoro.


2.3.5.2 La Formazione continua per lavoratori occupati

La formazione professionale degli adulti ha un grande valore al fine incrementare il c.d. capitale umano a disposizione di aziende, imprese, strutture produttive, realtà di ricerca e sviluppo di un intero paese. In particolare questo valore è particolarmente sviluppato dalla formazione continua per lavoratori occupati.

La formazione continua può essere “acquistata” dall’azienda sul mercato (partecipazione a brevi corsi, seminari e workshop) e in alcuni casi i costi di questa formazione possono essere sostenuti in tutto o in parte da fondi pubblici, attraverso il meccanismo del voucher formativo.

L’azienda può però anche progettare e realizzare, autonomamente o in collaborazione con enti di formazione, interventi sistematici a favore dei propri dipendenti.

Laddove le dimensioni dell’azienda siano limitate, o la formazione possa riguardare più realtà, possono essere progettati e realizzati interventi settoriali o interventi quadro.

Durata, contenuti e articolazione sono in ogni caso da determinare sulla base delle necessità aziendali.

Il finanziamento dei piani di formazione aziendale o settoriale può essere a carico dell’azienda oppure in tutto o in parte (cofinanziamento) sostenuto da fondi pubblici o privati


APPROFONDIMENTI

Il finanziamento delle attività di formazione continua può essere a carico dell’azienda, che sostiene sia i costi dei lavoratori impegnati in attività di formazione sia i costi vivi della formazione stessa (docenze, locali, strumenti, etc).

I costi possono però essere sostenuti anche da fondi pubblici.

Tra questi i più importanti sono :

-          il fondo sociale europeo, di origine comunitaria ma gestito normalmente da Regioni e Province, e più raramente dallo Stato

-          fondi messi a disposizione dallo Stato tramite specifiche leggi (es: l. 236/1993)

In questi casi i fondi sono messi a bando tramite dispositivi pubblici, e l’azienda o il raggruppamento di soggetti interessati devono presentare, su apposita modulistica ed entro i termini previsti dai bandi, dei progetti perché vengano approvati e finanziati

I finanziamenti per coprire i costi della formazione possono essere richiesti anche a fondi privati. Le principali tipologie sono:

-          Fondi interaziendali: si tratta di somme versate, volontariamente o obbligatoriamente, dalle aziende di un determinato comporto, che vanno ad alimentare fondi che vengono gestiti normalmente da enti bilaterali (datori e sindacati). Es: For.Te (Formazione per i lavoratori del terziario); Formatemp (formazione per lavoratori interinali e temporanei); etc

-          Fondazioni: in qualche caso i costi della formazione dei lavoratori possono essere coperti con fondi provenienti da fondazioni territoriali, bancarie o di a latra natura.

Anche in questi casi gli enti gestori di questi fondi bandiscono le risorse, subordinando il finanziamento alla valutazione e alla approvazione dei progetti di formazione.

In generale, sia che si tratti di fondi pubblici, sia che si tratti di fondi privati, la formula adottata è quella del co – finanziamento, cioè della copertura, da parte del fondo, dei soli costi vivi della formazione, lasciando a carico dell’azienda il costo del personale impegnato in formazione. I bandi definiscono la percentuale di co – finanziamento che è possibile chiedere, indicando anche i massimali complessivi degli interventi.

In generale, tutti i finanziamenti per la formazione alle imprese costituiscono aiuti di Stato, e sono quindi rigidamente regolati dalla normativa comunitaria.

Sempre in generale possiamo dire che una azienda può usufruire di questi fondi:

-          applicando il regime del c.d. de minimis (deve dimostrare di non aver usufruito di sovvenzioni sopra la soglia dei 100.000 € nel triennio – cfr. regolamento CE n°68/2001 come modificato dal Reg. CE n°363/2004)

-          applicando il regime degli aiuti alla formazione (Limitazioni al co – finanziamento - cfr Reg CE 68 e 70 del 2001 come modificati dal Reg CE 363/2004)


2.3.5.3 La formazione permanente

Uno degli orizzonti in cui si situa tutta l’attività di formazione, da quella in Diritto Dovere di Istruzione e Formazione alla Formazione Superiore, dalla formazione per gli apprendisti a quella per adulti in difficoltà e a quella per i lavoratori già occupati, e quello della c.d. “long life learning” o “long life education”.

In particolare la formazione permanente, ha una particolare importanza in quanto “infatti, non è intesa solo come apprendimento a fini occupazionali, ma anche personali, civici e sociali, collegandosi ad altri obiettivi fondamentali, quali quelli dell'occupabilità, dell'adattabilità e dalla cittadinanza attiva”.

Si tratta in sostanza di una formazione, spesso a domanda individuale (cioè del diretto interessato) volta a incrementare specifiche competenze professionali, trasversali o di base.

La formazione permanente è strutturata su percorsi brevi e trasversali, e può essere abbinata e potenziata da una attività di orientamento, ricerca attiva del lavoro o empowerment del lavoratore già occupato. La formazione permanente può essere affiancata a percorsi di formazione superiore e può andare a rafforzare l’offerta di formazione continua, in particolare quella a catalogo


Approfondimento: Un possibile sistema di offerta modulare di formazione permanente

La formazione permanente ha due caratteristiche che ne fanno uno strumento particolarmente versatile e flessibile di potenziamento del “capitale umano”

La prima è il fatto che si struttura normalmente su interventi brevi, di 20 – 60 ore, fortemente finalizzati all’acquisizione di competenze specifiche. Questi interventi brevi possono essere strutturati sia come momenti di formazione singoli, sia come moduli di percorsi più articolati.

La seconda è che essendo spesso a richiesta individuale, permette al singolo utente di costruire percorsi adeguati ai suoi obiettivi professionali e al suo back – ground formativo e lavorativo.

Una offerta ampia, differenziata, completa di formazione permanente, orientata a specifiche aree professionali, presente su un determinato territorio, permette contemporaneamente di soddisfare le esigenze degli adulti che chiedono interventi formativi specifici (siano essi occupati o disoccupati), che di costruire percorsi complessi di formazione post – diploma e post- laurea per giovani.

Si tratta in sostanza di configurare una offerta modulare di formazione in cui ogni modulo possa essere sia un breve corso di formazione permanente sia un modulo di un percorso modulare di formazione superiore.

Ogni partecipante potrebbe scegliere una sorta di “piano di studi” finalizzato al raggiungimento di una determinata figura professionale, oppure di frequentare anche separatamente anche solo uno dei moduli proposti.

In un caso avremmo un’offerta paragonabile alla formazione superiore (con interessanti contiguità con il sistema degli I.F.T.S. : certi insegnamenti universitari potrebbero essere moduli di formazione inseriti nel piano di studi), dall’altro formazione permanente con forti valenze di tipo orientativo.

Il gestore di questo sistema (che laddove è stato sperimentato è stato denominato “Università dei Mestieri”) deve curare particolarmente l’accompagnamento dell’utenza alla scelta del percorso formativo e alla valorizzazione delle competenze acquisite in termini occupazionali, attraverso un attento tutoraggio: si ottiene un sistema flessibile in cui formazione superiore, formazione permanente, formazione continua e orientamento costituiscono insieme una possibilità concreta di “long life learning


2.3.6                           Altri interventi

L’attività della Formazione Professionale si contraddistingue anche per le attività di ricerca o più in generale di sistema, attraverso le quali gli Enti di formazione professionale focalizzano le linee di sviluppo, le approfondiscono, creano relazioni, reti e sinergie con altri soggetti del settore, scuole, università, centri di ricerca, aziende, associazioni di categoria, istituzioni, etc.

Per sommi capi si possono ricordare i principali assi di finanziamento di queste attività:

-          Azioni di sistema: il Fondo Sociale Europeo (F.S.E.), erogato da province e regioni, attraverso bandi c.d. multimisura (cioè che assorbono risorse da più comparti del F.S.E.), bandi misura C1

-          Azioni di sistema multiregionali: sono finanziati dal F.S.E. erogato a livello nazionale: in questi casi è necessario che le attività di ricerca o di sistema vengano coordinate da enti provenienti da più regioni.

-          Programmi comunitari: L’Unione Europea finanzia direttamente, cioè senza passare per i singoli stati membri, attività di studio, ricerca e potenziamento di reti in ambito scolastico e di formazione professionale. Il programma dedicato alla scuola è denominato Socrates ed è diviso in in 8 sottoprogrammi (tra cui il notissimo Erasmus); quello dedicato alla Formazione Professionale è denominato Leonardo. Caratteristica imprescindibile di questi programmi comunitari è la creazione di reti transnazionali (minimo tre partecipanti da tre paesi U.E.)

-          Sempre nell’ambito dei programmi comunitari dobbiamo ricordare il programma EQUAL, finalizzato a rafforzare reti territoriali e transnazionali per la riconversione produttiva di aree in difficoltà economica



 

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