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CIRCOLARE CENTRO SERVIZI: Whistleblowing – D. Lgs. 10 marzo 2023, n. 24

― 18 Gennaio 2024

Aggiornamento 19/1/2024

Con la “scadenza” del 17.12.2023, sono definitivamente entrate in vigore le nuove norme in materia di “whistleblowing”, introdotte dal d.lgs. 24 del 10 marzo 2023, di recepimento della Direttiva (UE) 2019/1937.
Il decreto obbliga gli enti con almeno 50 dipendenti ad istituire canali per la segnalazione di condotte illecite, prevedendo la riservatezza dell’identità del segnalante e la sua protezione da ogni forma di ritorsione, anche solo tentata o minacciata.
In concreto, deve essere predisposto un regolamento che disciplini le modalità di gestione dei sistemi di segnalazione, sulla base di una valutazione d’impatto sulla protezione dei dati personali.
Di particolare importanza è l’art. 21, d.lgs. 24/2023, che prevede rilevanti sanzioni amministrative pecuniarie fino a 50.000 euro da parte di ANAC, anche nel caso in cui non stati istituiti canali di segnalazione, non sono state adottate procedure di segnalazione, ovvero quando l’adozione delle stesse non è conforme alla normativa.

Lo Studio Legale Associato Masi Girani Quercioli Massaro è disponibile ad offrire la consulenza necessaria per adeguarsi alla normativa ed evitare di incorrere nelle sanzioni previste. Per ulteriori informazioni e approfondimenti, è possibile rivolgersi all’Avv. Girani (che ha tenuto per i nostri associati la formazione sul tema in oggetto nel mese di ottobre u.s.) all’indirizzo email avvgirani@gmail.com.

Dal sito Studio Legale Associato Masi Girani Quercioli

Segnaliamo l’articolo a cura dell’avv. Valerio Girani relativo ai nuovi obblighi riferiti al whistleblowing (segnalazione di violazioni di leggi o regolamenti, reati e casi di corruzione o frode, oltre a situazioni di pericolo per la salute e la sicurezza pubblica).

Consigliamo una verifica degli adempimenti previsti con i consulenti del lavoro che seguono le scuole.

Recepita in via definitiva la Direttiva UE sul c.d. whistleblowing
Nella  G.U. del 15.3.2023, è stato pubblicato il d.lgs. 10 marzo 2023, n. 24, in attuazione della Direttiva (UE) 2019/1937 del Parlamento Europeo e del Consiglio, che disciplina la protezione dei c.d. whistleblowers, cioè le “persone che segnalano violazioni di disposizioni normative nazionali o dell’UE che ledono l’interesse pubblico o l’integrità dell’amministrazione pubblica o dell’ente privato, di cui siano venuti a conoscenza nel contesto lavorativo pubblico o privato”.

In estrema sintesi, si può riassumere quanto segue.
Le segnalazioni hanno ad oggetto illeciti amministrativi, contabili, civili, penali, normativa europea (es. appalti, servizi, salute pubblica, sicurezza dei trasporti) e condotte illecite rilevanti ai sensi del d.lgs. 231/2001.
Tra i soggetti del settore pubblico, vi rientrano gli enti pubblici economici, le società a controllo pubblico, le società in house e le amministrazioni pubbliche. Per i soggetti del settore privato, si fa riferimento a tre tipologie: soggetti che hanno impiegato, nell’ultimo anno, almeno 50 lavoratori subordinati; soggetti che svolgono attività in particolari servizi (finanziari, investimento, sicurezza trasporti, tutela ambiente); gli enti che rientrano nell’ambito di applicazione del d.lgs. 231/2001 e adottano i Modelli 231, a prescindere dal numero di lavoratori.
Le tutele previste dal decreto legislativo in favore dei segnalanti (divieto di ritorsioni, di licenziamento, ecc.) si applicano a dipendenti, collaboratori, lavoratori subordinati e autonomi, liberi professionisti e altre categorie (es. tirocinanti) e persino ai c.d. “facilitatori”, colleghi, parenti o affetti stabili dei segnalatori.
Le segnalazioni possono effettuarsi, a seconda dei casi, attraverso tre diversi canali di segnalazione: interno (all’ente, con previsione di modalità di gestione e tempistiche precise), esterno (ad ANAC, che emanerà apposite linee guida) e divulgazione pubblica (es. a mezzo stampa, ma solo dopo aver utilizzato gli altri due canali).
Le disposizioni del d.lgs. 24/2023 hanno effetto dal 15 luglio 2023. Per i soggetti del settore privato che nell’ultimo anno hanno impiegato fino a 249 lavoratori, le disposizioni avranno effetto dal 17 dicembre 2023.
È importante precisare che, per i soggetti del settore privato che hanno impiegato nell’ultimo anno meno di 50 lavoratori subordinati, le segnalazioni riguardano soltanto le violazioni relative alle condotte illecite del d.lgs. 231/2001 e dei relativi Modelli, con obbligo di istituire il solo canale di segnalazione interno.

Storia della disciplina italiana in tema di whistleblowing
Il whistleblowing è uno strumento di derivazione anglosassone con il quale i dipendenti di una organizzazione lavorativa, pubblica o privata, segnalano a specifici individui o organismi un possibile illecito o una condotta irregolare, commessa da altri soggetti appartenenti all’organizzazione, prevedendo particolari forme di tutela del segnalante.

In Italia, prima dell’introduzione del sistema whistleblowing, il d.lgs. 231/2001 ha previsto, per gli enti dotati di Modello di Organizzazione e Controllo 231, un sistema di segnalazione di condotte illecite in virtù di quanto previsto dall’art. 6, co.2, lett. d), il quale richiede che i Modelli prevedano “obblighi di informazione nei confronti dell’organismo deputato a vigilare sul funzionamento dei modelli”.
In seguito, la legge n. 190/2012 (anticorruzione) ha introdotto il whistleblowing nell’ambito del Pubblico Impiego, mediante il nuovo art. 54-bis, d.lgs. 165/2001, in virtù del quale sono state previste delle prime forme di tutela per il pubblico dipendente che denuncia condotte illecite conosciute in ambito lavorativo.
Successivamente, è stata emanata la legge n. 179/2017, con la quale il legislatore (oltre ad ampliare la tutela prevista per il pubblico dipendente) è intervenuto disciplinando per la prima volta il whistleblowing nel settore privato, introducendo i nuovi commi 2-bis, 2-ter e 2-quater all’art. 6, d.lgs. 231/2001, in virtù del quale gli enti dovevano istituire appositi canali di segnalazione, almeno un canale alternativo idoneo a garantire la riservatezza dell’identità del segnalante, con divieto di atti di ritorsione nei confronti del segnalante e apposite sanzioni per chi vìola le misure di tutela previste.
Con il d.lgs. 24 del 10 marzo 2023, i riferimenti normativi sopra citati sono stati ‘riscritti’ completamente, al fine di armonizzarsi alle disposizioni dettate dalla Direttiva (UE) 2019/1937.
Con il recepimento della Direttiva, il legislatore italiano ha inteso ampliare la platea delle segnalazioni effettuate dai c.d. whistleblowers, oltre il perimetro di quanto previsto dal d.lgs. 231/2001 e dalla disciplina dettata in tema di anticorruzione.

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