Rassegna stampa

Agli studenti non serve un macchinista, ma un padre

― 17 Novembre 2021

Valerio Capasa, ilSussidiario.net, 16.11.21

“Alla fine il treno era arrivato dove doveva arrivare. Complimenti al conducente! E dire che aveva accumulato un ritardo pazzesco. “Siamo indietro”, si lamentavano tutti. E tutte quelle fermate ancora da fare… Un tunnel lunghissimo, tra l’altro, l’aveva costretto a procedere a singhiozzi per circa un terzo del tragitto, e la distanza era aumentata. D’un tratto, però, aveva ripreso a sferragliare. Certo, alcune stazioni aveva dovute saltarle, in altre si era fermato troppo poco. Vista Napoli dal finestrino? Tre minuti e si riparte, che dobbiamo passare in fretta da Roma, dove è pronta la coincidenza per Firenze.

Comunque il programma era stato rispettato. Peccato che, alla fine, il treno fosse praticamente vuoto. Qualcuno, che pure aveva cominciato in prima classe, un giorno era sceso e non era mai più salito. Lo davano per disperso. Un po’ tutti provavano nausea per quella corsa sfrenata, il magone assaliva il vagone. Chi era rimasto diligente al suo posto non riusciva a prendere pace, perché s’intromettevano a tutte le ore disturbi di ogni genere, che secondo le intenzioni avrebbero dovuto ampliare l’offerta dell’azienda: controlli, pubblicità, venditori ambulanti”.

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