Rassegna stampa

Educare e conoscere: i volti della bellezza

― 8 Novembre 2021

Fonte: UNESU, Educazione.ChiesaCattolica.it

Franco Anelli, Avvenire, 07.11.21

“Secondo Plinio il Vecchio, Policleto è «l’unico uomo che ha incarnato in un’opera d’arte l’arte stessa»: nel suo Canone, modello e norma della rappresentazione umana, «gli artisti vanno a cercare le regole dell’arte come ci si rifà a una legge». Il bello ideale dell’arte classica scaturisce dal rispetto di precisi rapporti geometrici che, legando organicamente le parti all’intero, generano un effetto di compiutezza e armonia. Ma nel mondo antico si sviluppa ben presto la consapevolezza che la proporzione non è valore in sé, vive bensì in funzione della percezione: se «quelli che modellano un’opera in grande riproducessero la vera proporzione delle cose belle, sappi che le parti in alto ci apparirebbero più piccole del dovuto, le parti in basso, invece, più grandi, perché le une sono viste da lontano, le altre da vicino». L’arte che riesce a mettersi in relazione con il «punto di vista» non sarà più «arte della raffigurazione», bensì «arte dell’apparenza» (Platone, Sofista, XXIII).

Tra gli attributi delle cose belle Tommaso d’Aquino aggiungeva alla proporzione la “claritas”. È un’idea che nasce dall’identificazione, cristiana ma ricorrente anche in molte altre religioni, di Dio in un’entità di luce”

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