Rassegna stampa

Il silenzio appassionato di una generazione fragile

― 23 Novembre 2021

Luca Doninelli, ilGiornale.it, 23.11.21

“Sono sempre stato piuttosto fiero della parte adolescente del mio carattere, della parte se vogliamo stupida di me, o incosciente, che mi ha procurato alcuni giudizi severi ma mi ha anche permesso di risolvere diversi momenti di vera difficoltà. Passavano gli anni, gli anta si susseguivano e io continuavo a sentirmi giovane, ma adesso che ne ho sessantacinque mi rendo conto che non è più così, e da un bel pezzo.

Non tanto perché il mio corpo ha perduto pressoché tutti i caratteri di un corpo giovane, e nemmeno perché senza dubbio le mie facoltà intellettuali si sono un po’ rallentate, il mio i.q. si è abbassato e la perduta agilità della mente è stata sostituita, come diceva Nietzsche, da una migliore intelligenza della mano.

No. Io non sono più giovane perché mi rendo conto che le mie giornate non sono come quelle di un giovane, perché mi alzo dal letto in modo differente, perché il sole o le nuvole mi raccontano altre storie, perché amo il rock suonato con chitarre distorte, perché leggo troppi libri e perché il passato mi rincorre, mio malgrado. La mia testa è piena di pensieri pregiudizi argomentazioni del passato con cui io lotto ogni giorno, uscendone spesso sconfitto”.

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