Rassegna stampa

Letteratura. Baudelaire, fiori di terribile bellezza

― 20 Dicembre 2021

Maurizio Cecchetti, Avvenire.it, 19.12.21

“Antoine Compagnon ricorda, nel catalogo che accompagna la mostra che la Bibliothèque Nationale de France a Parigi dedica a Baudelaire fino al 13 novembre in occasione del bicentenario della nascita, che quando il poeta muore il 31 agosto 1867, a Parigi si stava tenendo l’Esposizione Universale. La gente è attratta dal progresso e dal commercio. Come viatico a quell’edizione Victor Hugo aveva scritto un saggio dove dichiarava Parigi capitale culturale dell’Europa e città della pace, erede di Atene, Roma e Costantinopoli. Tre anni dopo, Parigi verrò martellata dagli obici prussiani e la Francia dopo Sedan chiederà la resa; i francesi che rifiutano l’imperatore Napoleone III e lo accusano di pusillanimità insorgono con la Comune, inizia così una guerra civile che finirà in un bagno di sangue e la sconfitta dei comunardi. La città della pace e della cultura fu dunque un sogno borghese morto all’alba. Baudelaire era stato l’urticante cantore di tutto questo fin da quando uscì la prima edizione di Les fleurs du mal nel 1857: l’opera verrà condannata dal tribunale per oscenità e offesa alla morale, infliggendo una multa di 300 franchi al poeta, sempre squattrinato, e l’obbligo di emendare la raccolta dei testi giudicati più esecrabili, sei in tutto. Proust, quando ormai Baudelaire era passato a miglior vita e il giudizio su di lui era nel frattempo cambiato fino a rovesciarsi e a renderlo il capostipite della nuova poesia, scriverà che Baudelaire non fu né decadente né romantico, anzi, «scriveva come Racine» e infatti la sua opera incarna «il più perfetto classicismo ». Un altro critico, più vicino a noi, Gaëtan Picon, che fu direttore del “Mercure de France”, scrisse invece che «la poesia di Baudelaire è la poesia dell’Ecce homo»”.

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