Rassegna stampa

Letteratura. Carlo Ginzburg e la tela strappata dalla ricerca storica

― 8 Novembre 2021

Maurizio Cecchetti, Avvenire.it, 06.11.21

“Lo storico moderno, dopo Nietzsche e i maestri del sospetto è, quasi sempre, un cacciatore di falsi o un decostruttore di finzioni. Falso e finto sono un tema che ricorre nell’ultimo libro di saggi di Carlo Ginzburg, La lettera uccide (Adelphi, pagine 252, euro 30,00). Già alla fine degli anni Settanta lo storico pubblicò nel volume La crisi della ragione, curato da Aldo Gargani, un saggio dove il “paradigma indiziario”, interloquendo con Freud, Giovanni Morelli e Conan Doyle, voleva dimostrare come la ricerca storica consista anzitutto in casi da risolvere, muovendosi con un metodo à la Sherlock Holmes. Difficile dire, tirando in ballo anche Agatha Christie, se per uno storico tre indizi costituiscano una prova, tuttavia dopo Nietzsche il compito del ricercatore non è tanto raggiungere il vero ma smascherare il falso, l’impostura, il travisamento di documenti scritti o figurati, i paralogismi nelle tesi, gli errori delle traduzioni. Nel capitolo “Rivelazioni involontarie” Ginzburg ricorda appunto che «Vico cercò il vero nel falso e nel finto».

Il convivio delle culture non è più una “mensa comune” perché la globalizzazione ha reso ancor più imponente la Torre di Babele e «la pluralità delle lingue, e la loro reciproca traducibilità, è diventato un problema – nonostante la prevalenza dell’inglese, o forse proprio per questo»”.

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