Rassegna stampa

Letture storiche. Primavera di Praga. La “rivoluzione” di Dubček aveva bisogno di Havel

― 6 Dicembre 2021

Raffaele Magaldi, ilSussidiario.net, 06.12.21

“Nella prima parte di questo articolo abbiamo provato ad analizzare la coscienza politica di Alexander Dubček e le varie circostanze che hanno reso possibile la Primavera di Praga. Nella notte tra il 20 e il 21 agosto 1968 la situazione precipita: l’Armata rossa, insieme agli eserciti di altri paesi del Patto di Varsavia, viola la sovranità territoriale cecoslovacca. Il “socialismo dal volto umano” si rivela dunque un’utopia e si scontra con la dura realtà e la violenza dello stalinismo riportato in auge da Brežnev.

La firma di Dubček sulla fine della Primavera?

Quello che succede in contemporanea all’invasione della Cecoslovacchia è per certi versi grottesco: Dubček viene rapito e portato a Mosca insieme ad alcuni suoi collaboratori, per sottostare al diktat di Brežnev e firmare il cosiddetto “Protocollo di Mosca”. Si tratta di un documento su cui le due parti, cecoslovacchi e sovietici, hanno trattato anche aspramente. Alla fine Dubček accetta di firmare, non appena i sovietici rimuovono le parti in cui definiscono la Primavera “controrivoluzione” e in cui affermano il carattere permanente della presenza degli eserciti invasori sul territorio cecoslovacco, insieme ad altre concessioni che comunque non avrebbero mantenuto”.

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